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Design generativo in architettura

Design generativo in architettura

Design generativo in architettura

Più che una soluzione per dare sfogo alla libertà creativa dell’architetto, il design generativo è uno strumento per riuscire a comprendere e considerare la peculiarità di un contesto, progettando senza ignorare i caratteri dello spazio in cui il manufatto si inserisce.

Design e numeri

Design generativo in architettura. DVA da sempre segue un approccio volto alla definizione di una forma che nasce in dialogo con la matematica. Non si usano soltanto le facoltà intellettuali per definire una forma che risponda a quello che il contesto si attende, ma si parte proprio dai dati digitali, che non sono altro che la traduzione “in matematichese” del contesto di riferimento, mediati dalla capacità progettuale e professionale dell’architetto. La fase di analisi viene documentata, strutturata, analizzata e diventa vincolo e base del progetto, potenziando così la facoltà dell’architetto. Il design generativo si sceglie soprattutto quando cresce la complessità.

Il nostro intelletto è in grado di digerire realtà anche molto complesse, ma ha bisogno di tempo per farlo. E non essendo questo sempre a disposizione del progettista, i dati vengono in aiuto, la loro interpretazione e analisi, attraverso apposite macchine, di fatto supporta nell’impostazione dell’ossatura progettuale Applicato alla fase costruttiva il design generativo si è già visto, ma la nostra sfida è portarlo nelle fasi iniziali, nelle operazioni immobiliari, in un contesto in cui si fanno analisi statistiche ma spesso manuali. È anche questo uno dei temi aperti nel think tank DVA, quello di sperimentare l’approccio del design generativo già in fase concettuale. Una sfida, un’opportunità che si misura per la committenza in termini di opzioni possibili da valutare. Un investimento che tiene al centro il progetto ed esplora le sue infinite declinazioni e possibilità.

Il design generativo all’estero non è una novità ed alcune esperienze interessanti si trovano anche in Italia. Questo approccio alla progettazione è sicuramente più diffuso nel design di prodotto, settore in cui la componente formale, l’uso essenziale dei materiali e, in generale, l’ottimizzazione, hanno un peso maggiore nel processo di definizione dell’oggetto rispetto a quanto avviene in architettura. Indagando in modo più approfondito, però, si palesa come gli edifici e gli oggetti d’uso quotidiano abbiano molti più elementi in comune di quanto si creda.

Collaborare con gli algoritmi

Ricchezza di diversità, molteplicità dei caratteri e peculiarità delle contingenze, da sempre caratterizzano il mondo in cui viviamo. Il progettista è quindi chiamato quotidianamente a confrontarsi con questo tipo di realtà per ideare oggetti e luoghi dell’abitare in grado di innestarsi su tale complessità. In realtà, indagare la forma partendo da tipologie consolidate e caratteri variabili, e da questi sviluppare configurazioni che rispondano con differenti gradi di aderenza ai requisiti prefissati andando poi a selezionare ed affinare il risultato migliore, è sostanzialmente ciò che il progettista è chiamato a fare da sempre.

Il design generativo consente al professionista di indagare non solo la forma, ma i differenti aspetti che costituiscono un’architettura. Come? Astraendosi dalla volontà di predeterminare il risultato finale, ma imponendo i caratteri fondamentali che lo devono contraddistinguere. Fondamentale la potenza di calcolo raggiunta dai dispositivi in quest’era digitale. Un fattore, che, assieme ad un continuo processo di innovazione, al giorno d’oggi consente di raccogliere le informazioni e tradurle in dati, oltre che a creare e collaborare con gli algoritmi. Tutto ciò amplia le nostre possibilità e sposta in avanti l’orizzonte d’indagine, offrendo l’opportunità di sondare gradi di configurazione inesplorati e nella pratica irraggiungibili attraverso un approccio al progetto guidato unicamente dal pensiero creativo e dalla mano del progettista.

Configurazioni di progetto infinite

In natura la permutazione casuale dei caratteri genera infinite configurazioni evolutive di forme di vita, ognuna differente, ognuna più o meno adatta a resistere e sopravvivere in un dato luogo. Il design generativo consente al professionista di indagare non solo la forma, ma i differenti aspetti che costituiscono un’architettura. Più che una soluzione per dare sfogo alla libertà creativa dell’architetto, il design generativo è uno strumento per riuscire a comprendere e considerare la peculiarità di un contesto, progettando senza ignorare i caratteri dello spazio in cui il manufatto si inserisce. 

Allo stesso modo, sviluppando ed applicando gli algoritmi generativi all’architettura, è possibile generare infinite e virtuali configurazioni di progetto. Tutti risultati che, per valutare la resilienza del progetto, possiamo scandagliare e valutare al fine di comprenderne la capacità di adattamento al contesto in cui si andranno ad inserire. Si aprono così scenari innovativi che riguardando l’indagine della forma, delle performance, dell’efficienza, della sostenibilità, del comfort e di ogni altro aspetto ritenuto rilevante per uno specifico intervento. Fra i vantaggi dell’approccio generativo al design, la possibilità di vedere la complessità non come un ostacolo all’atto ideativo e creativo del progettista, bensì come un’opportunità da sfruttare a suo favore con l’obiettivo di ricercare architetture più rispondenti alle sempre mutevoli condizioni del nostro tempo. In DVA applichiamo questi concetti ai nostri progetti, come per la realizzazione del rivestimento in pannelli metallici che racchiude la parte inferiore del Ponte Cittadella ad Alessandria frutto della visione dell’archistar statunitense Richard Meier.

Da questo punto di vista, più che una soluzione per dare sfogo alla libertà creativa dell’architetto, il design generativo è uno strumento per riuscire a comprendere e considerare la peculiarità di un contesto, progettando senza ignorare i caratteri dello spazio in cui il manufatto si inserisce. In definitiva è un approccio che permette di ideare un progetto che sia il più possibile ciò che il luogo si aspetta. 

Alessandro Vitale, Socio Fondatore @ DVA

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Questo articolo è tratto dal secondo volume del nostro Booklet “Dimensioni d’architettura”. In questa edizione abbiamo focalizzato l’attenzione sul tema education, raccontando il nostro punto di vista, i progetti sviluppati in quest’ambito e l’attenzione alla cultura della digitalizzazione.