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La casa dopo l’emergenza, riflessioni in tempo di pandemia

La casa dopo l’emergenza, riflessioni in tempo di pandemia

Come cambieranno i luoghi di lavoro a seguito della pandemia, più in generale come cambierà il modo in cui le persone si rapporteranno tra di loro. E i luoghi dell’abitare? Pensieri e soluzioni nell’intervento di Armando Casella.

La casa è, da sempre, luogo di protezione, di intimità, di identità personale e familiare. In queste settimane stiamo sperimentando un nuovo uso della casa, come luogo di lavoro ma soprattutto come luogo aperto. Durante gli innumerevoli collegamenti video, quante persone anche estranee sono entrate nel nostro mondo, nella nostra sfera più personale? Abbiamo individuato il posto migliore della casa per farci trovare pronti, luoghi adattati al momento, con le inquadrature più favorevoli. Una situazione nuova, mai sperimentata prima. Quindi, oltre ai luoghi di lavoro, sono convinto che anche la casa andrà ripensata, anch’essa dovrà essere “smart”, nell’accezione più ampia del termine. Dovrà essere intelligente, flessibile, sostenibile. Nella casa probabilmente si dovranno pensare spazi per accogliere virtualmente le persone, dove lavorare, dove mostrare noi stessi, insomma la casa diventerà un po’ più pubblica.

Ma la casa diventerà anche il luogo in cui ci cureremo, la telemedicina sarà sempre più presente. Immagino una casa che cambierà velocemente, con spazi e arredi che si potranno adattare alle nuove situazioni della vita, un concetto di flessibilità nuovo, non più legato all’evoluzione della famiglia, ma legato alle situazioni contingenti. Chiaro che, per fare questo, dovremo cambiare anche il modo in costruiremo le case, molto più assemblaggio a secco, molto più off-site, molta più circolarità dei materiali e delle soluzioni tecnologiche, con componenti che potranno essere riutilizzati in diversi assetti dello spazio funzionale. Probabilmente anche il modo in cui gli architetti approcceranno il progetto evolverà, la 4° dimensione, che l’evoluzione digitale ci ha consentito di introdurre, diventerà davvero determinante per definire anche gli aspetti qualitativi di un luogo da abitare.

Gli scenari che nel tempo possono presentarsi dovranno essere pensati ma soprattutto resi possibili. La casa sarà una macchina performante, ma anche un organismo in grado di mutare e di adattarsi a situazioni nuove e non previste, proprio come il nostro corpo. Per noi europei, in particolar modo per noi italiani, la sfida sarà doppia. Dovremo riuscire a coniugare queste caratteristiche con la rigenerazione del costruito e con la valorizzazione dei nostri centri storici.

Armando Casella, Amministratore Unico @DVA