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Management e smart working, quegli sconosciuti

Management e smart working, quegli sconosciuti

Sappiamo veramente cosa significhi lavoro smart?

Nelle ultime settimane navigando sui vari social (piattaforme che solitamente frequento poco ma che la condizione temporanea mi ha portato ad utilizzare molto più di prima), apprendo che quasi tutti conoscevano ed utilizzavano lo smart working da svariati anni. Quasi fosse un approccio metodologico a sé stante e legato esclusivamente all’utilizzo della tecnologia che permette di essere operativi anche da casa.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: sappiamo veramente cosa significhi lavoro smart? A quanto pare la concezione più diffusa è quella che voglia dire semplicemente connessioni tramite VPN, collegamenti da remoto e videochiamate.

Al contrario, nell’accezione internazionale e corretta del termine, questo si identifica in tutte quelle procedure, automatismi e consuetudini assodati nel tempo che permettono di operare in modo fluido anche se distanti, senza essere continuamente coinvolti in telefonate, videochiamate e messaggi, lasciando così al singolo la libertà di raggiungere gli obiettivi prefissati nelle migliori condizioni possibili di compromesso tra lavoro e vita privata. Tale modalità, soprattutto in Italia dove non eravamo e, purtroppo, non siamo tuttora abituati anche per questioni culturali che sono difficili da scardinare, necessita sicuramente l’adozione di nuovi strumenti collaborativi e modalità di lavoro innovative differenti dal passato.

Ma c’è un elemento di fondamentale importanza: capire quale sia la base imprescindibile della nostra attività, di cosa abbiamo assolutamente bisogno e le azioni alle quali siamo abituati ma che possono essere rivalutate in quanto non essenziali. Questa visione permette di approcciare lo smart working con un obiettivo primario: garantire una migliore qualità e un minor tempo del lavoro, consentendo così ai singoli di godere della propria vita privata.

In breve, il fulcro per il raggiungimento dell’obiettivo di un lavoro smart è il corretto approccio al management. Questo porta all’affinamento di procedure che consentono di gestire le mansioni, monitorarne l’andamento, assegnare chiare responsabilità e dividere i compiti. In poche parole, un management modernizzato e frutto dell’utilizzo di nuovi strumenti, ma che mantiene principi e valori cardine della letteratura disciplinare consolidata tra gli anni ‘70 e ‘80 e sviluppatasi maggiormente negli anni a seguire.

Molti associano la capacità di management ed il livello di smart working delle proprie società a parametri e grafici in grado di mostrare il controllo delle attività svolte dai collaboratori, assieme al monitoraggio della quantità e qualità di lavoro che essi svolgono. Credo, al contrario, che il vero management debba essere alla base per una gestione smart.

Tutto deve partire da un alto livello di formazione dei manager, elemento necessario per comprendere i vantaggi dello smart working ed i sistemi per gestione e controllo basati su una cultura organizzativa basata sulla fiducia. Concretamente significa stabilire una precisa suddivisione dei compiti, delle responsabilità e del commitment del singolo, ma anche dei tempi (il cosiddetto “management by objectives”). Questa, se declinata su nuove piattaforme di condivisione e collaborazione, può essere la via maestra per il raggiungimento di un vero smart working.

Marco Merigo, Fondatore @DVA