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Racconto di un concorso di idee in modalità smart working

Racconto di un concorso di idee in modalità smart working

Cosa significa per una società di progettazione fare ricerca e sviluppo? Uno dei modi è partecipare ai concorsi di idee, che sono laboratori di pensiero e creatività in modalità altamente collaborativa. E se tutto questo avviene, come oggi, in smartworking, il risultato è ancora più sorprendente.

Il “concorso di idee” per i progettisti rappresenta forse la vera essenza del nostro mestiere, quello che tutti sognavamo quando abbiamo deciso di iscriverci alla Facoltà di Architettura. Partecipare ad un concorso stimola percorsi mentali e capacità creativa, genera flussi di energia che permettono alla mano di imprimere dei segni sul foglio bianco che, man mano, si fanno meno vaghi e più concreti, fino a che la mano lascia la matita per il mouse.

Nell’ultimo mese DVA ha ricevuto l’invito a partecipare ad un concorso di idee e, quando abbiamo deciso di accettare, sicuramente non abbiamo calcolato il peso che il lavoro da remoto avrebbe avuto. Tutti ormai, chi più, chi meno, abbiamo fatto nostro il concetto di smartworking o, comunque, di lavoro da remoto, che l’Osservatorio del Politecnico di Milano definisce come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

In questo caso, la caratteristica di autonomia insita nel concetto di smartworking avrebbe potuto rivelarsi critica, perché la progettazione si nutre essenzialmente di dialogo, di relazione, di confronto quotidiano, di lavoro fianco a fianco.

Il gruppo di lavoro, oltre al team DVA, comprendeva consulenti e professionisti geograficamente distribuiti in diverse città d’Italia, ma questo non è stato affatto un problema, anzi si è trasformato in un valore aggiunto: grazie alle tecnologie digitali abbiamo ricreato uno spazio di lavoro virtuale comune, condividendo le informazioni necessarie mediante piattaforme ad hoc, che hanno facilitato il confronto e la comunicazione di tutti gli attori impegnati. Con alcuni di loro ci siamo conosciuti solo così, digitalmente, ciò nonostante si è creata non soltanto una proficua collaborazione, ma abbiamo condiviso anche una certa empatia e, forse, è stato posto il seme di possibili collaborazioni e sinergie future.

Venendo al tema specifico dei processi messi in campo, la definizione del concept è maturata nell’ambito di un confronto multidisciplinare sviluppato in videocall, supportato dalla condivisione di schemi, references, proposte via via sedimentate fino alla soluzione progettuale che ha visto tutti convergere verso lo stesso obiettivo.

La fase di produzione degli elaborati, sia internamente a DVA che in relazione al contributo dei consulenti esterni, è stata particolarmente delicata: la “non vicinanza” ha reso sicuramente più complicato il controllo sull’andamento del progetto e la verifica che tutti i tasselli si incastrassero nel puzzle perfetto. Perché, si sa, il processo creativo non è mai lineare, anzi, spesso i cambi di direzione sono necessari per trovare la strada maestra.

Le fasi di revisione sono state le più caotiche, ma anche le più creative nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Riunioni virtuali in contemporanea su piattaforme diverse, in cui si verificava il materiale, si apportavano modifiche, si suggerivano miglioramenti, mentre soggetti trasversali a più gruppi entravano ed uscivano virtualmente dall’una o dall’altra riunione. Chat febbrili, aggiornamenti live degli elaborati, fino all’ultimo salvataggio, all’invio del progetto e all’applauso liberatorio, in videocall, quando la lineetta di caricamento è arrivata al fatidico 100%.

Ce l’abbiamo fatta e sicuramente questa è stata un’esperienza importante, della quale fare tesoro, per tanti aspetti. Sono mancate la socialità, la pressione e l’adrenalina che sono proprie di un certo modo di lavorare in gruppo, con la pacca sulla spalla, lo sguardo al monitor del tuo collega, la pizza nel cartone e la birretta a tarda notte in compagnia. Ma abbiamo sperimentato un nuovo modo di lavorare, nel quale le informazioni ed i dati sono smaterializzati nella rete, ma sempre accompagnati dalla fiducia nelle capacità proprie e del gruppo, unita alla tenacia nel voler raggiungere il risultato, anche percorrendo una strada nuova.