Una finestra sulla nostra realtà.

Follow Us

Rigenerazione urbana e Big Data

Rigenerazione urbana e Big Data

Rigenerazione urbana e Big Data

I Big Data rappresentano uno strumento che, sotto il profilo della pianificazione degli interventi, fornisce oggi opportunità un tempo impensabili. L’utilizzo in modo sistematico di queste informazioni, finalizzato all’analisi delle dinamiche delle nostre città o, a scala ridotta, di un quartiere e dei suoi abitanti, consente di comprenderne gli spostamenti, le necessità e le abitudini.

Rigenerazione urbana e Big data. Gli interventi sul patrimonio costruito che DVA ha affrontato in questi mesi, sono diversi e a diversa scala. In alcuni casi si è trattato di riqualificazione edilizia ed energetica di edifici attivi, in altri di ambiti più ampi, piccoli tasselli di città dismessi da riportare a nuova vita sia nell’involucro che nei contenuti. Ci siamo così chiesti se, ed in che modo, l’architetto possa innovare un manufatto e la sua funzione, con l’obiettivo di dare valore aggiunto anche alla comunità introducendo nuove destinazioni d’uso e servizi per una migliore qualità della vita.

La città dei 15 minuti

Le ricadute immediate della pandemia sull’abitare ci hanno portati ad intraprendere un percorso di riflessione sull’inadeguatezza di alcune porzioni del nostro tessuto urbano. La presa di coscienza che la presenza fisica in ufficio non è (quasi) più indispensabile, inoltre, ci ha portati ad un’altra conclusione: il luogo dell’abitare (la casa), ed il luogo del vivere (condominio, isolato o quartiere), devono essere ripensati. Un ragionamento sostanzialmente analogo al concetto di “città dei 15 minuti” teorizzato dal professore franco-colombiano Carlos Moreno secondo cui «le città dovrebbero essere disegnate in modo che nel raggio di un quarto d’ora a piedi, o in bicicletta, l’uomo possa avere accesso a lavoro, cibo, alloggio, salute, educazione, cultura e tempo libero». Poiché gli studi ci dicono che assisteremo ad un nuovo urbanesimo, molte sono le idee da sviluppare per evitare le megalopoli, realtà che soprattutto dopo la pandemia hanno perso molto del loro appeal, e progettare i centri abitati pensando alle nuove centralità urbane. Dalle scuole che diventano spazi polifunzionali e flessibili, ai coworking che permettano di lavorare non in casa, ma vicino casa. Utile sarà anche la riconversione delle vecchie edicole in “service point” di quartiere, senza dimenticare di inserire nel tessuto nuovi spazi per la socializzazione ed il tempo libero. Il tutto sempre nell’ottica della sostenibilità ecologica degli interventi, altro fattore centrale se si guarda al futuro delle nostre città. 

La sfida dei Big Data

Ma come determinare il giusto mix di funzioni in un intervento di rigenerazione? E quali sono gli strumenti per attuarla? Se vogliamo davvero innovare, dobbiamo necessariamente alzare lo sguardo e utilizzare strumenti non tradizionali fin dalle prime fasi dell’attività. I cosiddetti Big Data rappresentano uno strumento che, sotto il profilo della pianificazione degli interventi, fornisce oggi opportunità un tempo impensabili. L’utilizzo in modo sistematico di queste informazioni, finalizzato all’analisi delle dinamiche delle nostre città o, a scala ridotta, di un quartiere e dei suoi abitanti, consente di comprenderne gli spostamenti, le necessità e le abitudini. Contestualmente, la lettura di questa enorme mole di dati permette di identificare rapporti e dipendenze fra i diversi insiemi di informazioni, facilitandola comprensione delle criticità oltre che la creazione di scenari virtuali per il miglioramento della realtà fisica. Nonostante la grande utilità dei Big Data, conseguente all’enorme quantità di dati acquisiti e disponibili, oggi solo una minima percentuale viene utilizzata per la formulazione di politiche di gestione della città. La sfida è infatti quella di utilizzarli non solo come mezzo di lettura e di analisi, ma come strumento di pianificazione, perché capaci di fornire le indicazioni necessarie al progettista per creare un nuovo modello urbano efficace, in grado di intercettare e soddisfare i bisogni dei cittadini, calibrare servizi e infrastrutture, evitando quindi inutili disfunzioni ed apportando rinnovamento e maggiore qualità. 

Con l’utilizzo dei Big Data, il Gemello digitale può essere scalato dal singolo edificio al quartiere, rappresentando la realtà dello stato di fatto prima e gli scenari di progetto poi. La riproduzione virtuale di risorse e processi del mondo reale, può essere interrogata per ottenere risultati specifici ma anche rendere possibile la sperimentazione. In questo modo l’architetto può analizzare preventivamente benefici e criticità del progetto, ovvero capire “cosa succederebbe se”. 

Alessandra Romanelli, Chief Operating Officer @ DVA

Cerchi altri contenuti interessanti?

Questo articolo è tratto dal secondo volume del nostro Booklet “Dimensioni d’architettura”. In questa edizione abbiamo focalizzato l’attenzione sul tema education, raccontando il nostro punto di vista, i progetti sviluppati in quest’ambito e l’attenzione alla cultura della digitalizzazione.